TRENDY, SOFISTICATO O ALTERNATIVO: LA STORIA DELL’APERITIVO METTE TUTTI D’ACCORDO!

Da secoli la parola aperitivo scandisce quello che gli stranieri identificano ammirati come la dolce vita all’italiana.

Che tu sia un trend setter che ama sorseggiare il cocktail del tuo bar tender preferito o il sofisticato da bollicina di tendenza o l’alternativo con una birra artigianale in mano, sempre alla ricerca di nuovi microbirrifici, l’aperitivo rimane uno dei momenti più piacevoli dopo una giornata intensa, un appuntamento che per alcuni è un’occasione dedicata al relax ed alla cura di sé.

Di certo, c’è chi preferisce la qualità alla sostanza o chi ne fa un momento puramente conviviale e sociale, ma quell’ora del tardo pomeriggio è ormai parte integrante della nostra quotidianità.

Ma vi sareste mai immaginati di dover ringraziare un medico greco per la sua “invenzione”? Nell’Antica Grecia, Ippocrate prescriveva alle persone affette da inappetenza l’ aperitivus (dal latino aperire, aprire) e cioè l’assunzione prima dei pasti del cosiddetto vinum hippocraticum.

Di che si tratta? Parliamo di una bevanda a base di vino dolce in cui venivano infusi fiori di dittamo, assenzio e ruta che conferivano al vinum spiccate note amare, in grado di “aprire” lo stomaco anche ai più inappetenti.

E sono proprio le note amare a tessere la trama dell’aperitivo anche ai giorni nostri: la tradizione di far macerare erbe aromatiche in alcol è sopravvissuta a mode ed entusiasmi e ci permette ancora oggi di godere di aperitivi che ormai fanno parte dei grandi classici italiani, come il Vermouth, il Ramazzotti, il Martini, il Bitter.

 

Che decidiate di gustarli lisci, mixati in cocktail classici come il Negroni o l’Americano o di ultima tendenza, insieme al vino nelle più fantasiose interpretazioni dello “Spritz”, gli aperitivi italiani vi condurranno in un intenso viaggio nella storia, alla scoperta di una tradizione che dopotutto, nelle giuste dosi, è un toccasana per il corpo e lo spirito.

E allora, che aperitivo sia! Cin cin!

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